Il feltro: la storia

Lana cardataPer quanto riguarda la nascita del feltro non ci è dato sapere se sia dovuta all’ingegno dell’uomo o ad una scoperta casuale del fatto che l’insieme di varie condizioni come l’umidità, la pressione e il calore mutino le caratteristiche della lana, infeltrendola irreversibilmente.

Alcune leggende fanno risalire l’origine di questo tessuto non tessuto all’Arca di Noè o a San Giacomo Apostolo, fratello di San Giovanni evangelista. Nel primo caso, si dice che con il caldo all’interno dell’arca, le pecore perdettero molto pelo e che con l’umidità e lo sfregamento degli animali stesi, si trasformò in feltro. Per quanto riguarda la leggenda di San Giacomo, si narra che per proteggere le piante dei piedi durante i lunghi spostamenti operati per la predicazione, imbottì i sandali con i batuffoli di lana delle pecore al pascolo impigliati nei cespugli spinosi. Il Santo si accorse che il peso del suo corpo e il sudore compattavano la lana trasformandola in una falda.

ValenkiDunque, le fibre della lana, bagnandosi, si infeltriscono e si restringono: questo doveva rappresentare un enorme danno per i pastori primitivi, i quali si adoperarono per sfruttare il nuovo prodotto ottenuto.
Le più antiche tracce di feltro risalgono al terzo millennio a.C. quando Greci e Romani lo utilizzarono per la confezione di abiti, copricapi, mantelli. I ritrovamenti più antichi invece si hanno in Siberia, mentre si hanno importanti tracce di presenza di feltri preistorici in Turchia, ma non reperti. Ad ogni modo ogni popolo lo adattò alle sue esigenze, i Russi per confezionare i Valenki, i tipici stivali; i popoli nomadi dell’Asia centrale, che ne furono abili produttori, oltre che per il vestiario lo utilizzarono per ripararsi dalle intemperie. Le tende dei Mongoli, le yurte, sono costruite con un’intelaiatura di pali coperta da teli di feltro.

Da non confondere il feltro con il pannolenci, feltro leggero, colorato e sottile prodotto dalla ditta Lenci di Torino nel 1922 (Lenci è l’acronimo di Ludus Est Nobis Costanter Industria, vale a dire il gioco è la nostra opera continua) per confezionare le omonime bambole lavabili che ebbero molto successo perché, rispetto alle tradizionali bambole in porcellana del XIX secolo, erano molto più economiche e più adatte al gioco coi bambini. Questo panno è ancora ogi in vendita per confezionare oggetti di hobbystica.

Duomo di FeltreIl nome ” Feltro” si fa derivare dalla città di Feltre dell’Impero Romano, da dove la lana follata della ricca pastorizia di pecore e capre partiva per essere commercializzata con le regioni Nord dell’Impero. La certezza la si ha avuta quando, negli anni ’60, sono stati effettuati degli scavi davanti al Duomo di Feltre facendo tornare alla luce delle targhette in piombo che risultarono essere i contrassegni del follo usati dai mercanti.

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